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Conferenza di Luigi Ballerini. Una serata rivolta a genitori, insegnanti, formatori… e a tutti quanti vivono con i ragazzi. Incontrandolo di persona, lì per lì non si direbbe. Luigi Ballerini si presenta come un distinto signore taciturno, persino apparentemente distratto, la cui gentilezza nei convenevoli non manca tuttavia di sincera considerazione, e – cosa rara – per ogni singolo interlocutore. Poi si accomoda al tavolo di fronte al pubblico, si presenta brevemente e quasi con imbarazzo, citando le sue numerose attività, dopo di che va dritto al punto, dimostrando così di essere dotato – oltre che di ottime qualità umane – di una mente estremamente concentrata e selettiva, sempre puntata verso l’obiettivo finale. Introduce l’argomento della serata – “Crescere i ragazzi 2.0 nell’era dei social: genitori dinosauri o ingenui?” – e lo fa per gradi, accompagnando amichevolmente e simpaticamente per mano l’ascoltatore, portando in continuazione esempi reali, tratti dalla sua lunga esperienza vissuta di medico, psicoanalista e formatore, nonché di scrittore per ragazzi (oltre venti romanzi, numerosi premi e riconoscimenti). E in pochi minuti ammalia tutti i presenti – silenziosi e attentissimi – chiarendo concetti, correggendo atteggiamenti sbagliati, cassando errori madornali, per poi suggerire comportamenti più adeguati e fruttuosi. I genitori presenti sono tutti un po’ tesi, poiché spesso le ansie e le preoccupazioni che vivono non trovano sbocco in altrettanta specificità di intervento con i propri figli, “che non sono nostri prodotti” (cit.). Gli insegnanti presenti prendono appunti, tanti sono i consigli utili che Ballerini dispensa con la prodigalità tipica di chi ha visto i casi più disparati, e soprattutto più disperati. I formatori presenti si sentono talmente coinvolti durante il dibattito conclusivo – il conferenziere risponde ogni volta alle domande con autorevole e rassicurante professionalità – che alla fine non c’è più distinzione tra i vari collaboratori alla necessaria “formazione di uomini e donne solidi” (cit.), naturalmente a partire dai bambini e dagli adolescenti. Perché in fondo – ammesso di non proiettare ciecamente sui figli le nostre ambizioni, insicurezze e paure, alimentate da ansie continue di riscatto e di successo personale, se non addirittura di nevrosi – siamo tutti, o potremmo esserlo, genitori, insegnanti e formatori. Contemporaneamente. Nel bene e nel male. Tuttavia senza avere purtroppo le basi scientifiche e pratiche di chi, come Luigi Ballerini, svolge da anni un’intensa attività di supervisore presso numerose scuole italiane sulle tematiche educative. La serata è stata stupenda, perché qualcuno con solide cognizioni di causa finalmente ci ha affidato qualche piccola chiave, una sorta di mappa del tesoro e soprattutto un rinnovato entusiasmo positivo, dopo tanti attriti e dolcezze, vittorie e sconfitte, attacchi e difese con i nostri carissimi eredi. Si è quasi alla fine, ma una mamma pone ancora una raffica di domande sull’interpretazione corretta dei personaggi di Io sono Zero, letto da suo figlio ma divorato anche da lei, e si capisce che è più un interesse di lettrice che di madre. Io invece porto a casa soddisfatto e contento una decina di pagine di appunti preziosi sulla mia agenda e Click! un agile e attraente volume acquistato al banco a fine conferenza, in cui è romanzata una piacevole e coinvolgente storia destinata agli adolescenti tra i tredici e i sedici anni, più o meno. L’ho già letto d’un fiato. Vi ho trovato una serie infinita di suggerimenti per il mio difficile ruolo di padre e persino di marito. Una guida utilissima, direi quasi essenziale, alla comprensione dell’universo maschile e femminile. Non solo in quella fascia di età. Basilare e vitale per riuscire a penetrare gli impervi baluardi della psiche del prossimo. A proposito: i miei due rampolli hanno già 33 e 30 anni rispettivamente. Fabrizio Pezzoli

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