Stolpersteine 2022

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. Primo Levi

Per legge della Repubblica Italiana, il 27 gennaio è stato proclamato Giorno della Memoria, allo scopo di ricordare il giorno in cui, nel 1945, il campo di Auschwitz si mostrò agli occhi del mondo, con il suo carico di orrori e violenza. 

L’Amministrazione comunale di Bergamo celebra ogni anno la ricorrenza con un programma molto ricco di eventi culturali che coinvolge l’intera cittadinanza. Quest’anno, tra le altre attività, la nostra città prosegue con l’importante progetto internazionale inaugurato nel 2021, e con la posa di 18 nuove Pietre d’inciampo (Stolpersteine).

Si tratta di un grande monumento dedicato alle vittime della Shoah e pensato dall’artista tedesco  Gunter Demnig, realizzato con pietre in ottone incise e posate nel selciato delle città, proprio di fronte alle abitazioni di vittime delle deportazioni nazifasciste. Un progetto che vuole tenere viva la Memoria dei deportati nei campi di sterminio, grazie alla posa – ad oggi – di oltre 80mila pietre in tutto il continente.

Dopo la prima posa del 27 gennaio 2021, la bergamasca si arricchisce nel 2022 di 18 ulteriori Stolpersteine – di cui 7 in città e le restanti in provincia. Coinvolti quest’anno anche sette istituti scolastici, tra i quali la nostra Scuola. Un progetto a cui abbiamo potuto aderire con grande onore, producendo importante memoria storica e coscienza civile. 

Abbiamo voluto che la posa delle pietre non fosse solo un momento istituzionale, ma ci legasse nella memoria del passato – racconta Elisabetta Ruffini, direttrice Isrec Bergamo, ente promotore del progetto Stolpersteine. Ci siamo così impegnati per coinvolgere le nuove generazioni attraverso alcune scuole di Bergamo. Studenti e studentesse di età diverse sono stati sollecitati a farsi custodi della storia che la pietra evoca dentro il loro quartiere, nella loro realtà, imparando a raccontarla. Il passaggio del testimone è diventato momento collettivo di condivisione pubblica, in cui il rapporto tra generazioni è stato capovolto e le nuove generazioni con la loro sensibilità si sono fatte narratrici del passato dentro il presente.” 

La Giornata della Memoria è una ricorrenza che da sempre la Scuola Svizzera di Bergamo si impegna a ricordare con attività educative che coinvolgono non solo i ragazzi, ma l’intera comunità. Gli alunni della secondaria e della 5ª classe primaria sono stati inseriti in una serie di attività di studio, con il coordinamento delle insegnanti di storia della SSGB – Greta Maffeis, Francesca Melone e, in particolare, Giorgia Tortora.

Tra le diverse attività, i ragazzi hanno appreso i fatti storici riflettendo sulle azioni e sul vissuto di alcune vittime, tra le quali Teresa Savio – una giovane originaria di Valtesse, arrestata nel 1943 a pochi passi da dove oggi sorge la nostra Scuola. Condannata dal Tribunale militare germanico, Teresa fu deportata ad Hagenau e, in seguito, ad Ebersbach. Liberata nell’aprile del 1945, rimase però ferita in un incidente stradale e morì nel maggio dello stesso anno.

Proprio a Teresa è stata dedicata la pietra d’inciampo che gli studenti della SSBG hanno ricevuto in affido e che hanno posato durante una cerimonia ufficiale il giorno 27 gennaio, nel selciato degli Orti del Parco del Quintino. 

È un grande onore che la SSBG abbia potuto aderire a questo progetto, dove locale e internazionale si uniscono per produrre memoria storica e coscienza civile” commenta il direttore della SSBG, Jonathan Rosa. Quest’occasione formativa, unica nel suo genere, ha consentito anche un altro importante collegamento: l’ISREC, attraverso la sua direttrice Elisabetta Ruffini, ha messo in contatto la SSBG con la dirigente dell’I.C. Camozzi, Prof. Barbara Mazzoleni, il suo team e alcune classi di primaria e secondaria. Confidiamo di poter trovare altri punti di collaborazione tra scuole a beneficio di tutti.

Un grazie speciale a tutti coloro che hanno reso possibile il progetto, per noi così importante proprio perché siamo fortemente convinti che – come sostiene l’accademico cinese Wang Shu – “perdere il passato significa perdere il futuro.”

Sfoglia la gallery per il racconto fotografico della cerimonia.

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